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Titoli giocati nel 2015

Come qualcuno dei mei colleghi ha già fatto, a breve su I Love Videogames verrà pubblicata anche la mia Top 10 videoludica del 2015. È un po’ un peccato però, considerato che per tutto l’anno ho tenuto aggiornato il classico file excel con tutte le informazioni relative alla roba giocata, non cercare in qualche modo anche di dare una “vista di insieme” per capire da dove sono saltati fuori questi migliori dieci.

Qui di seguito quindi riporto una breve carrellata dei videogiochi cui ho messo mano l’anno scorso (la cui maggior parte è comunque stata recensita su I Love Videogames) con un po’ di pareri lampo sul prodotto. L’ordine è quello di acquisto/arrivo della copia promozionale.


Super Galaxy Squadron: Prima recensione dello scorso anno e una delle poche esperienze giocate al PC, Super Galaxy Squadron è uno shoot ‘em up abbastanza tradizionale che cerca (e riesce) ad accontentare sia i neofiti del genere che i giocatori più navigati. Un’esperienza solida che paga più che altro un rapporto prezzo/durata (ma tanto su Steam prima o poi riesci a portarti a cas di tutto al costo di un tozzo di pane) un po’ scarso.

Dying Light: Io sono tra quelli che alla fin fine è riuscito a godersi Dead Island, non senza parecchie maledizioni rivolte a Techland, nonostante il catalogo di bug presenti nel gioco. Questo fondamentalmente perchè sono riuscito a pagarlo all’epoca meno di cinque eurozzi e l’ho giocato tutto in cooperativa. Mi sono quindi avvicinato a Dying Light un po’ scettico ma non con il dente particolarmente avvelenato, trovandolo una delle esperienze più divertenti dell’anno (per quanto non molto originale, ma non è necessariamente un difetto). Per qualche strano incastro cosmico, anche qui ho potuto mettere mano alla versione PC, ma le versioni per PS4 e One sembrano altrettanto solide.

Evolve: Probabilmente l’esperienza online dell’anno: divertente, ben bilanciata e praticamente “mancante” solo per quanto riguarda il sistema di progressione, un po’ in controtendenza con le possibilità permesse dal punto di vista dell’interpretazione dello stesso personaggio. Mi sarebbe piaciuto dedicargli decisamente più tempo e spero di riuscire a rimediare prima o poi.

Hand of Fate: Unity è diventato l’equivalente dell’abbondante colla vinilica di Giovanni Mucciaccia per quanto riguarda lo sviluppo di videogames: ci si riesce a realizzare praticamente di tutto, anche ibridi tra Dungeons and Dragons e giochi di carte, con una spruzzatina di Batman Arkham come Hand of Fate. Funziona benissimo (qualche problema di fluidità a parte su PS4), ed è sicuramente consigliato a mani basse.

Dragon Ball Xenoverse: Un po’ MMO (qui un po’ ingenuo), un po’ picchiaduro (su questo fronte decisamente all’altezza della nomea di Dimps), Xenoverse è sicuramente un ottimo primo passo per una serie che negli ultimi anni ha avuto qualche problema di continuità. La speranza è che, oltre a cacciare i soldi per uno Xenoverse 2, Bandai Namco decida di affidare di nuovo il timone dello sviluppo a Dimps, che è il team dietro ai tie-in videoludici di Dragon Ball più riusciti (ne avevo già parlato in un altro articolo su I Love Videogames).

Hotline Miami 2 Wrong Number: Ho adorato alla follia il primo Hotline Miami, per cui non potevo mancare l’acquisto di questo secondo capitolo. Purtroppo piuttosto che il classico sequel che migliora tutti gli aspetti del capostipite siamo davanti ad un prodotto comunque solido e comunque molto figo sul fronte sonoro, ma vittima di qualche bug di troppo e un po’ più “vincolante” in alcune scelte di gioco.

Oceanhorn – Monster of Uncharted Seas: Definito all’epoca dell’uscita originaria come “lo Zelda per mobile”, Oceanhorn arrivato su Steam paga tutti i limiti della piattaforma di origine: dagli enigmi abbastanza elementari alla telecamera fissa che ogni tanto è troppo soffocante. L’aspetto più riuscito rimane la colonna sonora, che vanta anche la collaborazione di Nobuo Uematsu, ma dell’esperienza a conti fatti mi è rimasto un po’ poco.

Tales from the Borderlands: Nell’anno dove Telltale è stata come il prezzemolo questo improbabile crossover con la serie di Gearbox è riuscito a tenermi incollato per tutti e 5 i capitoli (non senza alti e bassi), risultando alla fine della fiera uno dei prodotti Telltale che più mi ha divertito, per quanto continui a rimpiangere le avventure grafiche alla LucasArt dove bisognava usare la testa.

Fruit Ninja Kinect 2: Tolti i capitoli di Halo, due cose che mi è sempre dispiaciuto non poter giocare avendo “saltato” Xbox 360 sono Dragon Ball Z Kinect e Fruit Ninja Kinect. Xbox One mi ha permesso di recuperare in parte anche a queste mancanze, e Fruit Ninja Kinect 2 (nonostante un prezzo secondo me giusto,  ma che capisco possa sembrare un po’ alto) è riuscito a divertirmi parecchio, oltre a dare un senso ad una periferica che ora come ora è un costoso soprammobile che fa degli zoom drammatici quando uso Skype su One.

Bloodborne + The Old Hunters: Una delle migliori esclusive per Playstation 4, nonostante ci siano diversi problemi di “sciatteria” e che, avendo praticamente saltato i due Dark Souls, mi aspettavo che la progressione dell’equipaggiamento fosse più in linea con Demon’s Souls. A parte questo (ed il “vizio” di From Software di voler essere “old school” a prescindere) uno dei titoli più belli dell’anno.

DmC Devil May Cry Definitive Edition: Quest’anno ho comprato solo due remastered ed entrambe della serie Devil May Cry.  Ritengo tutt’ora il DmC di Ninja Theory uno dei capitoli (assieme al terzo) più riusciti della serie, ingiustamente criticato a caso da gente che magari si è limitata a giocarne la demo e non ha capito che, anche se i londinesi non si sono fatti scrupoli e hanno “dissacrato” il dissacrabile, c’è molto più di Devil May Cry in questo capitolo che nel precedente. L’unico problema grosso sono dialoghi e boss sottotono rispetto a quanto mostrato in passato da Dante, ma per il resto se non ci avete ancora giocato fatevi un favore e fatelo.

Mortal Kombat X: Dopo il quasi-reboot di qualche anno fa, si continua sulla giusta strada confezionando un capitolo dove a parte il roster con qualche buco (al netto dei DLC) c’è tutto quello che dovrebbe esserci in un capitolo di questa sgrammaticatissima serie. Vogliamo il prossimo per sapere cosa combinerà adesso Raiden.

3D Fantasy Zone II: Sega quando vuole riesce ancora a strappare qualche soddisfazione, e la linea 3D Classics per 3DS ne è la dimostrazione: 3D Fantasy Zone porta poi in occidente un volto meno noto del catalogo della fu rivale di Nintendo, ma non per questo (anzi) meno riuscito. Atipico e maledettamente giapponese, mi è piaciuto davvero davvero tanto.

Ultratron: Un dual stick shooter abbastanza senza infamia e senza lode. Consigliato ai fan del genere (a patto che però abbiano già giocato altri must have del segmento, tipo Resogun), decisamente meno ai neofiti.

Toren: Un po’ azzoppato dal paragone azzardato con i lavori di Team Ico, Toren può comunque regalare una certa soddisfazione ai fan di Fumito Ueda a patto che sappiano fin da subito che si parla di enigmi abbastanza ripetitivi e di un gameplay che punta più all’emozionale che al ludico (laddove invece uno Shadow of the Colossus riusciva ad accontentare entrambi gli aspetti).

Wolfenstein the Old Blood: Già The New Order era riuscito a guadagnarsi l’anno scorso il mio rispetto, riproponendo sul mercato uno dei nomi storici dell’industria arricchendolo con una narrativa dannatamente ispirata nonostante la trama di fondo se vogliamo banale (ammazza i nazisti). The Old Blood conferma tutto questo e lima il difetto principale dell’esperienza principale, quell’IA un po’ troppo Commissario Winchester abbastanza facile da fregare. Se come me avete amato The New Order, The Old Blood è da avere.

The Witcher 3 – WIld Hunt + Hearts of Stone: Senza dilungarmi troppo, wow. Non mi ero mai (colpevolmente) avvicinato alla serie, ma dopo Wild Hunt sono corso immediatamente ai ripari non solo comprando i primi due capitoli ma anche iniziando a leggere racconti e romanzi su cui il tutto si basa, scoprendo letteralmente un mondo. Correte immediatamente a rimediare anche voi, se non lo avete già fatto.

FullBlast: Altro prodotto, questa volta shoot ‘em  up, senza infamia e senza lode. Paga sopratutto la concorrenza spietata su eShop, che con diversi euro in meno riesce ad offire intrattenimento più consistente.

SBK15 Official Videogame: Un buon titolo, impreziosito dalla presenza delle licenze ufficiali ma un po’ sfrustrato dal suo essere fruibile solo via touchscreen, che in un arcade di corse non è sicuramente l’approccio migliore da seguire.

J Stars Victory VS +: Da buon figlio degli anni ’90, non potevo mancare l’uscita di questo “Smash Bros in salsa Shonen Jump”. Purtroppo lo scheletro di base è quello della serie Ultimate Ninja Storm di Naruto con alcune costole eliminate del tutto, rendendo il tutto si fruibile da tutti ma non molto profondo o tecnico.

Transistor (iOS): Adorato alla follia su PS4, non potevo non fare carte false per poter scrivere anche io le mie opinioni sul lavoro di SuperGiantGames. Se siete provvisti di iPad e non avete ancora recuperato la lacuna, la versione iOS di Transistor è sicuramente da tenere in conto.

Devil May Cry 4 Special Edition: La riprova che da qualche parte sulla fronte devo aver scritto “stronzo”. Già completato al 100% su PS3 (nonostante gli evidentissimi difetti) non ho potuto fare a meno di acquistare anche questa nuova incarnazione per PS4, rimanendone nuovamente deluso e ri-constatando il fatto che sia il punto più senz’anima della serie assieme a Devil May Cry 2. Inspiegabile come mai sia così pieno di ammiratori di questo capitolo li fuori.

Divide by Sheep: Praticamente l’ironia di Portal che incontra i puzzle game a sfondo matematico. Non mi divertivo così tanto da mobile dai tempi di Cut the Rope. Fatevi un favore e compratelo.

Journey (PS4): Altra operazione furba di Sony, che da una parte ripropone una delle sue hit PS3 su PS4 e dall’altra non scontenta chi ha già acquistato il titolo grazie alla formula del cross-buy (hai pagato su PS3? Giochi aggratis su PS4). Inutile dire che visivamente sia davvero più bello che mai sulla nuova ammiraglia Playstation.

3D Street of Rage II: Altro giro, altro classico Sega. Questa volta il peso degli anni però si sente e nonostante l’ottimo lavoro di M2 l’acquisto è solo per gli irriducibili del genere o della serie.

N++: Divorato sia in versione flash che poi sulla vetusta PSP, l’originale N (e N+) mi hanno praticamente precluso definitivamente le porte del paradiso. N++ rilancia la sfida all’ultima scomunica su PS4 e porta tantissimi contenuti e un level editor riuscitissimo, in attesa dell’arrivo del tutto anche su PS Vita.

Abyss Odyssey Extended Dream Edition: Un po’ legnoso e un po’ corto preso per la singola run, ma decisamente interessante e ben confezionato. Consigliatissimo sopratutto se avete qualcuno con cui giocarlo, in locale o online.

Splatoon: Non sono riuscito a giocarci quanto avrei voluto (anche a causa dei soliti problemi che ho con il Nintendo Network, che a differenza di PSN ed Xbox Live fa parecchie bizze sulla mia rete di casa nonostante abbia cambiato più di un router cercando la soluzione). Rimane comunque un’ottima esperienza, specie da parte di una casa come Nintendo restia a questo tipo di scommesse, confermando tutte le buone impressioni che avevo avuto in sede di anteprima.

Goat Simulator (PS3/PS4): Vabbè, è Goat Simulator che arriva anche su PS3 e PS4.

Hacknet: Venduto un po’ a casaccio come hacking simulator, in realtà avventura grafica/testuale con le palle quadrate e tante strizzate d’occhio a noi smanettoni. Anche qui, consiglio sicuramente di cacciare i soldi, ne vale la pena.

Super Mario Maker: Aspettato dall’annuncio, non ha deluso le aspettative (nonostante con Nintendo non si possa mai dire fino all’ultimo). Fosse uscito al lancio di Wii U forse non parleremo così tanto di disastro per la sfortunata home console della casa di Kyoto.

Metal Gear Solid V The Phantom Pain: Che dire che non abbia già detto nelle oltre 3000 parole della recensione (attualmente il mio record personale di lunghezza)? Se siete dei fan della serie di Hideo Kojima non avete sicuramente mancato l’appuntamento, per cui sapete benissimo lo stato di shock raggiunto arrivato alla fine dell’esperienza.

Uncharted the Nathan Drake Collection: In attesa di Uncharted 4, Sony ci fa scoprire i primi 3 capitoli della serie. L’unico difetto è che sono prodotti che dopo la Master Chief Collection voglio vedere confezionati in un certo modo, e non basta più il catalogo delle avventure di Nate.

3D Sonic the Hedgehog 2: Senza dubbio il mio platform bidimensionale preferito, nonostante sia estremamente più grezzo di un capitolo a caso della serie Super Mario Bros. Unico difetto: manca Knuckles.

Assassin’s Creed Syndicate: Già l’anno scorso Unity mi aveva convinto, problemi tecnici a parte. Syndicate si innesta più o meno su quella falsariga, aggiungendo un paio di cose (riuscitissime) lato gameplay ma perdendo un po’ di mordente per quanto riguarda la parte ambientata nella Londra del passato, recuperando per fortuna quando si parla della progressione della timeline nel presente. Dopo tanti anni ho di nuovo aspettative da questo punto di vista per il prossimo capitolo e la top 10 sfugge davvero per un soffio.

Driveclub Bikes: Riempie una casella scoperta nella lineup di PS4 e certifica il mezzo miracolo compiuto da Evolution Studios per riaddrizzare un lancio sfigato. Dategli sta seconda possibilità, su.

Call of Duty Black Ops III: Nonostante i difetti e la mancanza di originalità, il miglior capitolo di Call of Duty da 4 anni a questa parte. Se non siete d’accordo e secondo voi fa cagare, magari provate a rigiocarvi Ghosts, giusto per ripassare quali sono i capitoli davvero scarsi della serie.

Chivarly Medieval Warfare (One/PS4): Arrivato finalmente anche su console di ottava generazione, il prodotto Torn Banner Studios è sicuramente divertente e solido dal punto di vista ludico, ma mostra il peso degli anni per quanto riguarda l’aspetto visivo (oltre a soffrire di qualche lag dovuto al netcode).

Guitar Hero Live: Avrei voluto più pezzi rock e magari un po’ microtransazioni (anche se c’è da dire che non sono particolarmente invasive), ma è un ottimo rilancio per la serie.

Just Cause 3: Come mi aspettavo, Just Cause 2 sotto steroidi. Paga un po’ di poca furbizia da parte di Avalanche ed una certa ripetitività, ma se state cercando un gioco open world che garantisca divertimento e distruzione insensata Rico Rodriguez fa sicuramente per voi.

Transformers Devastation: Il gameplay di Bayonetta miscelato con gli Autobot (di cui la mia conoscenza si limita ai rombi di tuono e ai cieli di fuoco dei Biocombat). Mi ha divertito, nonostante sia assolutamente ignorante per quanto riguarda la serie e quindi abbia apprezzato in pratica solo la parte ludica, però sicuramente adesso voglio che Activion affidi a Platinum Games un po’ tutti i suoi titoli su licenza (e partono già i riti satanici per evocare uno Spider Man confezionato dal team giapponese).